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MoSE - gli ingegneri: Completarlo e poi decidere come gestirlo

 “Il MoSE è un’opera straordinaria e al tempo stesso complessa, dato che unisce problematiche di natura tecnica alla necessità di tutelare l’ambiente e il patrimonio artistico di Venezia e della laguna. Per completare l’opera servono tecnici qualificati e funzionari competenti. Ma la domanda soprattutto è: chi gestisce, chi mantiene, chi decide come e quando usare questa opera?”. Con queste parole Armando Zambrano, Presidente del CNI, ha avviato la tavola rotonda nell’ambito del convegno “Acque alte a Venezia: la soluzione MoSE”, svoltosi oggi a Venezia, presso l’Ateneo Veneto, e organizzato dal CNI con l’Ordine Ingegneri della Provincia di Venezia, il Collegio degli Ingegneri di Venezia e la Federazione Ordini Ingegneri Veneto.

“L’opera è completata al 93% ma è indubbio che si siano registrati dei ritardi”. Così si è espressa Cinzia Zincone, Provveditore Interregionale ff. OOPP Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, intervenendo alla stessa tavola rotonda. Elisabetta Spitz, Commissario MoSE, da parte sua, dichiarato: “Esiste un cronoprogramma secondo il quale la chiusura dei lavori del MoSE è prevista per il 31 dicembre 2021. Desidero precisare che non esiste alcuna problematica di tipo finanziario”. A quest’ultima affermazione ha ribattuto Giovanni Salmistrari (Presidente Costruttori Edili Venezia e provincia) che ha sottolineato come i tempi di erogazione dei pagamenti continuino a rappresentare un problema. Il Commissario, comunque, ha affermato che i costi annui di gestione del MoSE, una volta entrato in funzione, prevedono un tetto massimo di 100 milioni di euro. Per Roberto Scibilia (Consigliere Ordine di Venezia) la priorità assoluta è finire presto e bene, poi decidere come gestire il MoSE. La tavola rotonda è stata chiusa dal Sottosegretario Ministero Infrastrutture e Trasporti, Salvatore Margiotta: “Sono qui per assumermi la responsabilità per le cose da fare. Io però sono pronto a scommettere che il MoSE funzionerà. Ho fiducia nell’ingegneria italiana e nelle nostre imprese”.

I lavori, moderati dal Direttore della Nuova Venezia Paolo Possamai, nella prima parte sono stati aperti dai saluti istituzionali del Presidente dell’Ateneo Veneto Giampaolo Scarante, cui ha fatto seguito Mariano Carraro, Presidente dell’Ordine Ingegneri di Venezia. Quindi è stata la volta di Maurizio Pozzato (Presidente Collegio Ingegneri Venezia), Pasqualino Boschetto (Presidente FOIV Veneto) e, per conto del Sindaco di Venezia, dell’assessore all’Urbanistica Masssimiliano De Martin, il quale, dopo aver portato i saluti del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, ha sottolineato che ormai è arrivato il momento che Venezia possa usufruire del MoSE.

I lavori sono entrati nel vivo con la brillante relazione di Gianluca Pasqualon (Consigliere Ordine Ingegneri Venezia) che ha illustrato i fenomeni che generano le acque alte a Venezia ed ha spiegato perché il MoSE è l’unica soluzione per fermare il mare. Ha analizzato, tra l’altro, le spesso citate esperienze olandesi mettendo in evidenza come queste non avrebbero mai superato un’analisi di impatto ambientale in un’area unica al mondo come Venezia e la sua laguna. Alvise Papa (Responsabile Centro Previsione Maree del Comune di Venezia) ha ripercorso le tappe dell’evento eccezionale del 12 novembre scorso.

Il Capo Dipartimento di Casa Italia, Fabrizio Curcio, si è chiesto se il MoSE e, più in generale, determinate opere per la messa in sicurezza sono soltanto una questione di risorse. In realtà, ha detto Curcio, occorre avere il coraggio di fare di più per proteggere il nostro patrimonio.

Luigi D’Alpaos, docente universitario di idraulica, ha illustrato gli effetti sulla laguna delle opere di regolazione delle maree, mentre Enrico Foti (Consulente tecnico del Commissario MoSE) ha analizzato potenzialità e limiti dell’opera. A seguire Alberto Scotti, progettista del MoSE, ha fatto il punto della situazione, soffermandosi sugli obiettivi, i limiti, le criticità e l’avvio possibile.